Archivio del mese Ottobre 2007

Partiamo dal fondo

Quante volte mi capita di consegnare nuove offerte e vederle leggere a partire dal fondo…

Anche durante i primi contatti con nuovi clienti, la domanda più frequente e temuta è “…ma quanto costa ?”; il problema è che spesso questa domanda viene posta prima di capire cosa si deve fare o si può fare.

Come in tutti gli ambiti di progetto, anche per i progetti Web le specifiche devono essere raccolte e analizzate prima di proporre soluzioni, costi e tempi.

Ci si deve confrontare con gli obiettivi, con le risorse che ragionevolmente ogni azienda può e vuole dedicare alla gestione del sito e dei servizi disponibili on line e, spesso, con le infrastrutture dati esistenti.

L’approccio corretto per i progetti Web richiede la valutazione sia della comunicazione, sia dei servizi più o meno interattivi che si vogliono attivare, quindi oltre al’importanza del software e della tecnologia proposti per realizzare i progetti, è fondamentale avere un partner che sappia ascoltare e interpretare le richieste, con competenza ed esperienza.

Leggere le offerte dall’inizio è più impegnativo, ma aiuta a capire chi si ha di fronte e in che modo si propone per soddisfare richieste più o meno complesse, ma comunque mirate a risolvere specifiche esigenze di immagine e/o di funzionalità.

Etica nello sviluppo di un sito

Ogni professione ha una propria etica, un codice di comportamento con il quale porsi davanti ad una scelta per giudicare se l’azione che si intende compiere sia un bene o un male per l’uomo. Per i mestieri con una lunga tradizione alle spalle (commercio, artigianato, economia, …) e per i professionisti che hanno a che fare con l’uomo stesso (penso a medici, legislatori, avvocati, …) esistono testi e pratiche che tracciano delle linee guida ai quali attenersi o dai quali partire per formare una propria linea di pensiero e di condotta.

Una professione giovane come la nostra invece a quali punti di riferimento può appoggiarsi per poter fare delle scelte non solo tecnicamente corrette ma anche umanamente giuste? E’ un pensiero che talvolta emerge quando stiamo analizzando un progetto e talvolta il cliente ci pone delle domande tipo “ma un navigatore che non ci vede può navigare nel sito che state realizzando?” oppure “i testi che stiamo scrivendo li possono capire tutti o solo una nicchia di addetti ai lavori?”.

Ecco quindi che seguire certi standard nella creazione dei nostri siti pensiamo che non sia solamente una necessità tecnica ma anche una risposta per uno sviluppo etico e ci ricorda che il nostro sito verrà utilizzato da uomini che potranno trarre dei benefici o incontrare degli ostacoli che dipendono anche da noi.

Di ritorno dal Future of Web Apps

L’esperienza londinese è stata stancante (mi sono preso una mezza influenza), ma ha saputo fornire al pubblico molti spunti di interesse.

Tra tutti gli interventi a cui ho assistito ricordo con piacere quello di Dick Costolo di Feedburner. Costolo ha sfatato qualche mito che correva in sala durante i precedenti interventi, come per esempio la necessità di produrre business plan dettagliati per una startup web 2.0, perché oggi non li legge più nessuno.

Costolo è andato oltre, spiegando come se da un lato è vero che non occorrano ingenti investimenti per far partire una startup, i soldi serviranno presto se l’interesse è di farla crescere e di sfruttare le opportunità che si presentano.

Ma la cosa che mi ha colpito di più, che mai avrei pensato di sentire per bocca di un americano, è l’affermazione secondo cui è meglio assumere persone competenti, ma non con competenze specifiche, così da reagire ai (frequenti) mutamenti di mercato. Una cosa a cui forse siamo abituati in Italia, ma non così tanto all’estero: basta vedere le posizioni aperte per esempio da Google, per rendersi conto della specificità delle figure ricercate.

Le informazioni sensibili e riservate

Durante lo sviluppo di alcuni progetti ci capita di venire a conoscenza di informazioni sensibili e riservate.

Si tratta di informazioni economiche aziendali, piuttosto che di dati relativi a persone e caratteristiche di prodotto. Tutti dati che per vari motivi abbiamo la necessità di conoscere e analizzare a fondo per sviluppare il progetto ma che non devono essere diffusi all’esterno.

In questi casi la fiducia che ci viene data dal nostro referente non è semplicemente fiducia nelle capacità tecniche di realizzazione di un progetto ma anche fiducia nella nostra sensibilità e professionalità nel non diffondere tali informazioni e personalmente ci sono dei casi in cui preferirei commettere un errore nel progetto piuttosto che venire meno al secondo punto.

Vorrei portare un esempio pratico con un progetto appena concluso. Si tratta di www.skate-pegperego.com il sito dedicato ad un nuovo prodotto di Peg Perego. E’ dalla primavera di questo anno che siamo venuti a conoscenza del nome e man mano delle caratteristiche di questo passeggino-carrozzina. Nel periodo iniziale anche il nome del prodotto è stato mantenuto riservato e neppure all’interno di Netech è stato rivelata alcuna informazione a chi non era coinvolto nel progetto .

Ora che il sito è online e il prodotto è stato presentato al pubblico ne possiamo parlare come una bella esperienza in attesa di un nuovo progetto.

Il futuro delle applicazioni web

La prima giornata della conferenza Future of Web Apps qui a Londra si può riassumere con due termini: iterazione e prestazione.

Iterazione: il processo di sviluppo di un’applicazione web non termina al momento del rilascio. Qui infatti comincia il confronto con il cliente e la comunità degli utenti allo scopo di individuare le future funzionalità da implementare. E il compito di bilanciare aspettative degli utenti, costi qualità dell’applicazione non è sempre facile. Kevin Rose di Digg ha inoltre sottolineato come la qualità del codice scritto sia una strategia che paga sempre.

Prestazione: anche applicazioni web non pensate per folti gruppi di utenti andrebbero sviluppate tenendo conto dell’efficienza del codice e dell’interfaccia. Questo ha infatti delle dirette ripercussioni sull’esperienza del visitatore nei confronti della nostra applicazione o del nostro sito. Steve Souders di Yahoo! ha anche evidenziato come, tra ottimizzazione del backend e frontend, la seconda è quella su cui vale la pena concentrare gli sforzi.

Oggi seconda giornata di interventi. Sono curioso di ascoltare, proprio in coda alla giornata, Dick Costolo di Feedburner che affronterà ancora temi legati all’iterazione continua.

Se siete interessati ad dettaglio delle presentazioni che sto seguendo vi rimando ai miei interventi su Fucinaweb.

Tra web design e arte

Da grafico web noto come ci sia una linea netta che divide la professione del web designer da quella dell’artista.

Il vocabolario definisce l’arte come “ogni espressione viva e spontanea del proprio mondo interiore, astraendo dai modi e dai mezzi espressivi”.

Nella professione del web designer, finalizzata quasi sempre al compiacimento e dall’approvazione su commessa, è difficile far coesistere questa visione.

Il web designer lavora studiando le esigenze del cliente, cercando di “tirar fuori” gli aspetti più significativi di un’azienda e di renderli presentabili, accattivanti e semplici.

L’operato, in questo senso, non è spontaneo né tanto meno interiore.

La figura del web designer si avvicina di più al concetto di consulente. l miglior web designer, in questo senso, è quello che riesce a raggiungere ciò che il progetto si prefissava.

Tutto questo è poi enfatizzato dal fatto che sia l’internauta, sia i grafici, pensino come pregiudizio che un template non può che essere considerato arte. E’ facile pensare che se una cosa è giudicabile bella o brutta allora sia arte.

Con questo non voglio dire che la grafica di un sito non abbia importanza o sia frivola, e neppure vuole essere un punto a sfavore verso i grafici. Mi interesserebbe invece intavolare una discussione su questi temi.

Il lavoro del grafico web è solo un processo industriale o, forse, dovremmo parlare piuttosto di una nuova forma d’arte?