Formazione per esempi

Credo che ci siano due modi per fare il nostro lavoro. Il primo è quello del maniaco informatico-programmatore che conosce tutti i segreti del web, ma solitamente ha il grosso difetto di parlare una lingua incomprensibile per i non addetti ai lavori.

La seconda categoria, nella quale spero di rientrare con i miei colleghi, è quella dell’esperto informatico, coscente di dover dialogare con clienti ed utenti che hanno conoscenze limitate nell’ambito informatico. Come ha scritto Gianluca nel post ‘Sempre qualcosa di nuovo‘ dobbiamo confrontarci con persone che lavorano in settori che non necessariamente hanno a che fare con l’ambito web ma che dobbiamo comprendere le loro necessità e spiegare il funzionamento dei nostri prodotti.

Ho notato che in queste situazioni tornano molto utili gli esempi tratti da situazioni comuni, come ha raccontato Marco nel post ‘Postini e protocolli‘, questo perchè il funzionamento di un protocollo smtp non è conosciuto da tutti mentre non serve aver lavorato per le poste italiane per sapere come si svolge il lavoro di un postino. Io stesso, l’altra sera, scrivendo un articolo per un giornale locale, ho utilizzato il funzionamento di una biblioteca pubblica per illustrare la gestione dei dati da parte di un elaboratore.

Credo che questo approccio sia essenziale in molte professioni, soprattutto nella nostra e in quella di insegnante (avrei tanto voluto che mi spiegassero alcuni costrutti di analisi matematica per esempi prima di darmi la definizione ! ) e deriva da un’esperienza fatta precedentemente ad esempio scrivendo per un blog (come nel caso di Antonio) o da un lungo periodo a contatto con i clienti come accade nel caso di Marco.

Un commento a “Formazione per esempi”

  1. Commento di Mattia Ballan inserito il 7 Agosto 2008 | Replica

    Eh si… Il problema della comunicazione è cruciale. E la modalità che proponi per risolverlo è efficace.
    Spesso certi progetti non ottengono buoni risultati per problemi di interfaccia tra figure diverse che parlano linguaggi diversi, e non si capiscono come dovrebbero. E semplicemente per mancanza di volontà, sia di capire che di farsi capire.
    Utilizzare semplici metafore ed esempi è un buon modo per approciare con chi, alla sola idea di sentir parare “informatichese” strizza gli occhi e smette di ascoltare…

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