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2010 volte Netech

03 agosto del 2000, questa la data in cui Netech si costituiva come società.Dieci anni dopo (manca poco al compleanno ufficiale :-) Netech si guarda dentro per capire cosa è stata e sopratutto quali competenze e know how ha maturato.I risultati sono molti:

  • Due sedi operative (Longarone e Padova)
  • Un organico di oltre 20 collaboratori (tra analisti, sviluppatori, designer, sistemisti, ecc…)
  • Oltre 600 clienti attivi e gestiti quotidianamente con passione ed entusiasmo
  • Un prestigioso data center di proprietà
  • Nuovi sviluppi e importanti iniziative sull’area multimedia e Web TV
  • Molto altro …

Ma tutti questi risultati, dovuti certo alla costanza e alla voglia di innovare e svilupparsi, sono stati possibili grazie a tutte quelle persone che in questi anni hanno lavorato con noi e per noi: a Stefano, Marco, Giacomo, Antonio, Andrea, Alessio, Gianluca, Nicola, Gabriele, Giuliano, Miriam, Luca, Paolo, Vera, Alessia, Alberto, Roberto, Dario, ecc… insomma a tutti voi.A tutti i clienti, collaboratori e fornitori, che in questi anni hanno confermato il loro impegno e il loro costante interesse a collaborare, Netech dedica un soffio e 10 candeline ;-) e la speranza di ritrovarci a festeggiare nel prossimo 2020Auguri di buon compleanno Netech !

Allo IAB Forum di Milano

Jaap FavierAppuntamento interessante quello di ieri allo Interactive Advertising Bureau Forum 2007, l’incontro dei professionisti del settore nuovi media che analizza il mercato della comunicazione, dell’informazione e della pubblicità.

La mattinata è stata ricca di interventi di qualità, a partire da quello di David Weinberger, di cui ho già parlato su Fucinaweb.

Merita una citazione anche la presentazione di Jaap Favier, vice presidente e direttore della ricerca di Forrester Research. Alla domanda “Come può porsi l’azienda rispetto al web sociale?” Favier individua due possibilità: giocare in difesa o all’attacco.

Se l’azienda è molto strutturata, è storica, è difficile coinvolgere e aggregare i clienti, allora è meglio che l’azienda giochi in difesa. Questo vuol dire osservare attentamente quello che succede in internet, per analizzare quello che gli utenti dicono e per intervenire tempestivamente in caso di problemi.

Se invece l’azienda è dinamica e lega con passione gli utenti, può valere la pena tentare di coinvolgerli in progetti web sociali. Ma senza trucchi, come quello di realizzare flog, cioè finti blog gestiti in tutto e per tutto da redattori pagati dall’azienda. In questo caso infatti il richio è di ottenere l’inverso dei propositi.

Di ritorno dal Future of Web Apps

L’esperienza londinese è stata stancante (mi sono preso una mezza influenza), ma ha saputo fornire al pubblico molti spunti di interesse.

Tra tutti gli interventi a cui ho assistito ricordo con piacere quello di Dick Costolo di Feedburner. Costolo ha sfatato qualche mito che correva in sala durante i precedenti interventi, come per esempio la necessità di produrre business plan dettagliati per una startup web 2.0, perché oggi non li legge più nessuno.

Costolo è andato oltre, spiegando come se da un lato è vero che non occorrano ingenti investimenti per far partire una startup, i soldi serviranno presto se l’interesse è di farla crescere e di sfruttare le opportunità che si presentano.

Ma la cosa che mi ha colpito di più, che mai avrei pensato di sentire per bocca di un americano, è l’affermazione secondo cui è meglio assumere persone competenti, ma non con competenze specifiche, così da reagire ai (frequenti) mutamenti di mercato. Una cosa a cui forse siamo abituati in Italia, ma non così tanto all’estero: basta vedere le posizioni aperte per esempio da Google, per rendersi conto della specificità delle figure ricercate.

Il futuro delle applicazioni web

La prima giornata della conferenza Future of Web Apps qui a Londra si può riassumere con due termini: iterazione e prestazione.

Iterazione: il processo di sviluppo di un’applicazione web non termina al momento del rilascio. Qui infatti comincia il confronto con il cliente e la comunità degli utenti allo scopo di individuare le future funzionalità da implementare. E il compito di bilanciare aspettative degli utenti, costi qualità dell’applicazione non è sempre facile. Kevin Rose di Digg ha inoltre sottolineato come la qualità del codice scritto sia una strategia che paga sempre.

Prestazione: anche applicazioni web non pensate per folti gruppi di utenti andrebbero sviluppate tenendo conto dell’efficienza del codice e dell’interfaccia. Questo ha infatti delle dirette ripercussioni sull’esperienza del visitatore nei confronti della nostra applicazione o del nostro sito. Steve Souders di Yahoo! ha anche evidenziato come, tra ottimizzazione del backend e frontend, la seconda è quella su cui vale la pena concentrare gli sforzi.

Oggi seconda giornata di interventi. Sono curioso di ascoltare, proprio in coda alla giornata, Dick Costolo di Feedburner che affronterà ancora temi legati all’iterazione continua.

Se siete interessati ad dettaglio delle presentazioni che sto seguendo vi rimando ai miei interventi su Fucinaweb.

Standard e bollini

Il sito Netech e il relativo blog sono realizzati secondo gli standard web. Questo vuol dire che il codice che compone la pagina di questi due siti non è stato scritto alla bell’e meglio, solo perché graficamente il risultato sia piacevole al lettore.

Creare un sito aderente agli standard vuol invece dire progettare attentamente la pagina e codificarla secondo delle regole, ferree, che sono stabilite da un opportuno consorzio, il W3C. Perché farlo? Perché il sito non è solo quello la maggior parte di noi vede. Un sito creato con gli standard è indicizzato in modo più efficace dai motori di ricerca, è visualizzato correttamente non solo dai browser più diffusi, ma anche da altre periferiche, come telefonini, smartphone, PDA e potrebbe essere fruibile anche dai disabili, che ricorrono a strumenti dedicati.

La moda vuole che chi realizza un sito in questo modo inserisca da qualche parte nel sito una serie di immagini, o bollini, che ne testimonino l’aderenza agli standard. Non troverete però questi bollini navigando nel nostro sito. E’ bene essere cauti: realizzare un sito aderente agli standard è molto importante, ma da solo non basta per realizzare un sito di successo.

Scrivere per un blog aziendale

Parte il blog di Netech. Con tanta, tanta eccitazione per questo nuovo progetto che ci vede - tutti - coinvolti. Ma anche, perché nasconderlo, con un po’ di paura.

Perché scrivere per un blog aziendale è diverso dal pubblicare nel sito personale, dove le regole non ci sono, o quasi. In un blog aziendale si richiede un po’ più di responsabilità e anche un po’ di esperienza. Solo la passione non cambia.

E questo a volte non basta. Perfino chi su internet la fa da padrone qualche volta inciampa.

E’ il caso del blog health advertising di Google in cui uno degli autori, Lauren Turner, ha criticato Sicko, l’ultimo film di Michael Moore. Turner afferma che il film di Moore attacca l’industria farmaceutica grazie a storie limite di malasanità e presentando un mondo guidato dagli interessi e dal business.

Queste affermazioni, in un blog aziendale, sono pericolose. Perché in questo contesto le opinioni personali sono lette come posizioni dell’intera azienda, come se tutta Google si scagliasse contro il film di Moore.

Se questo succede a Google, dove ogni singolo intervento viene attentamente vagliato e approvato, qualche imprecisione scapperà sicuramente anche a noi. L’importante, come recita la copertina della Guida galattica per autostoppisti, è “non farsi prendere dal panico”.