Di ritorno dal Future of Web Apps

L’esperienza londinese è stata stancante (mi sono preso una mezza influenza), ma ha saputo fornire al pubblico molti spunti di interesse.

Tra tutti gli interventi a cui ho assistito ricordo con piacere quello di Dick Costolo di Feedburner. Costolo ha sfatato qualche mito che correva in sala durante i precedenti interventi, come per esempio la necessità di produrre business plan dettagliati per una startup web 2.0, perché oggi non li legge più nessuno.

Costolo è andato oltre, spiegando come se da un lato è vero che non occorrano ingenti investimenti per far partire una startup, i soldi serviranno presto se l’interesse è di farla crescere e di sfruttare le opportunità che si presentano.

Ma la cosa che mi ha colpito di più, che mai avrei pensato di sentire per bocca di un americano, è l’affermazione secondo cui è meglio assumere persone competenti, ma non con competenze specifiche, così da reagire ai (frequenti) mutamenti di mercato. Una cosa a cui forse siamo abituati in Italia, ma non così tanto all’estero: basta vedere le posizioni aperte per esempio da Google, per rendersi conto della specificità delle figure ricercate.

Le informazioni sensibili e riservate

Durante lo sviluppo di alcuni progetti ci capita di venire a conoscenza di informazioni sensibili e riservate.

Si tratta di informazioni economiche aziendali, piuttosto che di dati relativi a persone e caratteristiche di prodotto. Tutti dati che per vari motivi abbiamo la necessità di conoscere e analizzare a fondo per sviluppare il progetto ma che non devono essere diffusi all’esterno.

In questi casi la fiducia che ci viene data dal nostro referente non è semplicemente fiducia nelle capacità tecniche di realizzazione di un progetto ma anche fiducia nella nostra sensibilità e professionalità nel non diffondere tali informazioni e personalmente ci sono dei casi in cui preferirei commettere un errore nel progetto piuttosto che venire meno al secondo punto.

Vorrei portare un esempio pratico con un progetto appena concluso. Si tratta di www.skate-pegperego.com il sito dedicato ad un nuovo prodotto di Peg Perego. E’ dalla primavera di questo anno che siamo venuti a conoscenza del nome e man mano delle caratteristiche di questo passeggino-carrozzina. Nel periodo iniziale anche il nome del prodotto è stato mantenuto riservato e neppure all’interno di Netech è stato rivelata alcuna informazione a chi non era coinvolto nel progetto .

Ora che il sito è online e il prodotto è stato presentato al pubblico ne possiamo parlare come una bella esperienza in attesa di un nuovo progetto.

Il futuro delle applicazioni web

La prima giornata della conferenza Future of Web Apps qui a Londra si può riassumere con due termini: iterazione e prestazione.

Iterazione: il processo di sviluppo di un’applicazione web non termina al momento del rilascio. Qui infatti comincia il confronto con il cliente e la comunità degli utenti allo scopo di individuare le future funzionalità da implementare. E il compito di bilanciare aspettative degli utenti, costi qualità dell’applicazione non è sempre facile. Kevin Rose di Digg ha inoltre sottolineato come la qualità del codice scritto sia una strategia che paga sempre.

Prestazione: anche applicazioni web non pensate per folti gruppi di utenti andrebbero sviluppate tenendo conto dell’efficienza del codice e dell’interfaccia. Questo ha infatti delle dirette ripercussioni sull’esperienza del visitatore nei confronti della nostra applicazione o del nostro sito. Steve Souders di Yahoo! ha anche evidenziato come, tra ottimizzazione del backend e frontend, la seconda è quella su cui vale la pena concentrare gli sforzi.

Oggi seconda giornata di interventi. Sono curioso di ascoltare, proprio in coda alla giornata, Dick Costolo di Feedburner che affronterà ancora temi legati all’iterazione continua.

Se siete interessati ad dettaglio delle presentazioni che sto seguendo vi rimando ai miei interventi su Fucinaweb.

Tra web design e arte

Da grafico web noto come ci sia una linea netta che divide la professione del web designer da quella dell’artista.

Il vocabolario definisce l’arte come “ogni espressione viva e spontanea del proprio mondo interiore, astraendo dai modi e dai mezzi espressivi”.

Nella professione del web designer, finalizzata quasi sempre al compiacimento e dall’approvazione su commessa, è difficile far coesistere questa visione.

Il web designer lavora studiando le esigenze del cliente, cercando di “tirar fuori” gli aspetti più significativi di un’azienda e di renderli presentabili, accattivanti e semplici.

L’operato, in questo senso, non è spontaneo né tanto meno interiore.

La figura del web designer si avvicina di più al concetto di consulente. l miglior web designer, in questo senso, è quello che riesce a raggiungere ciò che il progetto si prefissava.

Tutto questo è poi enfatizzato dal fatto che sia l’internauta, sia i grafici, pensino come pregiudizio che un template non può che essere considerato arte. E’ facile pensare che se una cosa è giudicabile bella o brutta allora sia arte.

Con questo non voglio dire che la grafica di un sito non abbia importanza o sia frivola, e neppure vuole essere un punto a sfavore verso i grafici. Mi interesserebbe invece intavolare una discussione su questi temi.

Il lavoro del grafico web è solo un processo industriale o, forse, dovremmo parlare piuttosto di una nuova forma d’arte?

Che fine ha fatto il web semantico?

Per la tesi di laurea specialistica ho approfondito le tecniche legate al web semantico e al 3D per il web che mi hanno portato anche a scrivere un articolo sull’argomento con il mio relatore.

Tim Berners-Lee, direttore del W3C, padre di internet e ideatore del Web Semantico, lo ha definito in questo modo: “The Semantic Web is an extension of the current web in which information is given well-defined meaning, better enabling computers and people to work in cooperation”. Il web semantico è quindi un insieme di regole definite con lo scopo di fornire informazioni più precise sul contenuto dei dati online per una maggiore fruizione da parte degli utenti e dei software.

Le funzionalità possibili grazie all’uso del web semantico erano veramente notevoli, mi è sembrata molto interessante la presentazione di Massimo Marchiori alla tappa italiana del W3C Semantic Tour del 2003.

Dopo più di un anno dalla pubblicazione della tesi, però, il web semantico viene utilizzato solamente da una minima parte degli utenti a differenza di alcune tecnologie che pur essendo nate dopo, si sono diffuse molto più velocemente probabilmente per la maggiore semplicità d’uso.

Possiamo decretare la fine del web semantico o ne sentiremo ancora parlare in futuro?

Standard e bollini

Il sito Netech e il relativo blog sono realizzati secondo gli standard web. Questo vuol dire che il codice che compone la pagina di questi due siti non è stato scritto alla bell’e meglio, solo perché graficamente il risultato sia piacevole al lettore.

Creare un sito aderente agli standard vuol invece dire progettare attentamente la pagina e codificarla secondo delle regole, ferree, che sono stabilite da un opportuno consorzio, il W3C. Perché farlo? Perché il sito non è solo quello la maggior parte di noi vede. Un sito creato con gli standard è indicizzato in modo più efficace dai motori di ricerca, è visualizzato correttamente non solo dai browser più diffusi, ma anche da altre periferiche, come telefonini, smartphone, PDA e potrebbe essere fruibile anche dai disabili, che ricorrono a strumenti dedicati.

La moda vuole che chi realizza un sito in questo modo inserisca da qualche parte nel sito una serie di immagini, o bollini, che ne testimonino l’aderenza agli standard. Non troverete però questi bollini navigando nel nostro sito. E’ bene essere cauti: realizzare un sito aderente agli standard è molto importante, ma da solo non basta per realizzare un sito di successo.

Un account, un servizio

Dovevo modificare un servizio attivato sul mio numero di telefono cellulare.

Mi sono collegato al sito web del mio operatore e poco dopo sono cominciati i problemi.

I tre link sullo schermo sembravano servire al medesimo scopo: personalizzare i servizi legati al mio numero di telefono mobile. Ognuno richiedeva una registrazione. Dopo aver provato il primo e aver notato che riguardava solamente un certo tipo di servizi (naturalmente, non quello che cercavo io…) ho provato il secondo e dopo un’ennesima registrazione sono riuscito ad arrivare sulla pagina che mi interessava.

Non capisco l’utilità di complicare la navigazione dell’utente. La cosa che apprezzo di più di Google è che con un solo account ho accesso a tutti i servizi offerti: una sola password da ricordare e che dev’essere scritta una volta sola!

Che ne pensate?

Questione di interfacce

Da qualche mese uso la suite di programmi Adobe CS3 Premium e ho notato una certa discrepanza tra le interfacce dei vari prodotti che la compongono.
Ogni programma della Creative Suite 3 è sicuramente diverso dagli altri e quindi è corretto che l’ambiente di lavoro sia mirato e studiato per soddisfare l’esigenza dell’utilizzatore, in modo tale da permettergli di operare nel miglior dei modi.
Quello che però manca è un filo comune, una logica condivisa tra i diversi programmi che eviti di saltare in continuazione tra un “modo di fare” di un programma e l’altro.
C’è forse una certa sintonia tra Photoshop, Illustrator e Flash, ma non mi sento di dire la stessa cosa tra questi e Fireworks o Dreamweaver.
Mi auguro che gli sforzi per una maggiore integrazione continuino, magari già dalla prossima versione!

Sempre qualcosa di nuovo

Linea58 conta ormai centinaia di installazioni, di conseguenza la varieta’ di settori e attività nei quali viene impiegato è abbastanza variopionta.

Ogni volta che iniziamo un nuovo progetto abbiamo anche lo stimolo e la curiosità di entrare in un nuovo settore e quindi di imparare a conoscere una realtà diversa, oppure di ritrovare un settore già conosciuto e quindi di verificare la conoscenza acquisita nella esperienza passata.

Quando si tratta di un semplice sito per il quale seguiamo solamente la grafica magari non c’è molto da approfondire, ma ci sono dei casi in cui l’analisi e la progettazione si sono spinti parecchio in dettaglio.

Ecco quindi che in tempi diversi siamo diventati esperti nel calcolare la quantità di mangime per un allevamento di bovini, abbiamo capito come funziona il posizionamento strategico dei distributori di dvd in una videoteca, saremmo in grado di organizzare il materiale per il coordinamento pedagogico nelle scuole materne, abbiamo imparato a configurare quadri elettrici per pannelli fotovoltaici, e così via.

Altre occasioni poi ci hanno portato ad essere in un elicottero impegnato nella simulazione di un soccorso in montagna, oppure impegnati in una visita speleologica in grotta (di cui presto vi racconteremo).

Poter cambiare spesso settore e scoprire materie che tante volte nemmeno immaginiamo lo consideriamo uno degli aspetti più affascinanti del nostro lavoro e siamo convinti che man mano che Internet procederà con il suo sviluppo gli stimoli non mancheranno.

Le Dolomiti in Google Earth

Confronto tra prima e dopoDi tanto in tanto lancio Google Earth per farmi un giro tra i posti che ho visitato e quelli che mi piacerebbe visitare.

Google Earth è un programma (distribuito gratuitamente da google) che costituisce un vero e proprio mappamondo virtuale: è possibile volare da un luogo all’altro della terra, zoomare e inclinare il punto di vista, proprio come se stessimo sorvolando il nostro pianeta.

La superficie di questo mappamondo è ricoperta di foto satellitari, che ci permettono di vedere le strade, i campi e i centri abitati.

Ovviamente il livello di dettaglio non è ovunque lo stesso e se a Las Vegas è possibile scorgere la gente in piscina, in tanti altri luoghi si stenta a riconoscere le case. La zona dove abito, purtroppo, apparteneva a questa seconda categoria e ormai temevo che sarebbe sempre rimasta così.. ma qualche giorno fa la sorpresa!

Apro Google Earth, per caso “volo” su Belluno e immediatamente mi accorgo che il dettaglio è cambiato e che ora si riescono a distinguere le strade, le case e persino il sentiero sul monte Serva, sul quale amo andare a camminare.

Decisamente entusiasta del miglioramento, comincio a riflettere e mi chiedo: che abbia a che fare con la recente visita del Papa a Lorenzago di Cadore questo “miracolo” di Google?