Esempio da imitare?

Google è un buon esempio di azienda da imitare?

La domanda sembra retorica vedendo la crescita fatta e la sua capitalizzazione ormai superiore alla somma di tutte le aziende automobilistiche americane. Ma Google non è solo motore di ricerca. Per noi e molti altri è anche fonte di ispirazione e modello tecnico da imitare per il Web 2.0.

Cito solo due soluzioni che hanno rilasciato negli ultimi mesi e che si sommano alle molteplici già attive (mail, calendar, condivisione file, chat, mappe, ecc.): il Google Web Toolkit (GWT) e il Google Mobile OS.

Il primo è un framework di sviluppo per applicazioni AJAX rilasciato sotto licenza opensource Apache 2.0 con l’obiettivo di permettere allo sviluppatore di lavorare ad un livello di astrazione più alto rispetto a quello nativo di AJAX, evitando quindi di sprecare risorse scrivendo linee di codice HTML e Javascript da testare sui diversi browser.

Il secondo un ambizioso progetto per una piattaforma di sviluppo per applicazioni mobile che includerà OS, API, IM, e browser mobile. Android (video demo) è quindi a tutti gli effetti il cuore del nuovo “googlefonino” open source.

Altri due utili strumenti che si aggiungono ad una ampia famiglia conosciuta ed utilizzata. Determineranno nuove crescite e conquiste di quote di mercato?

Di ritorno dal Future of Web Apps

L’esperienza londinese è stata stancante (mi sono preso una mezza influenza), ma ha saputo fornire al pubblico molti spunti di interesse.

Tra tutti gli interventi a cui ho assistito ricordo con piacere quello di Dick Costolo di Feedburner. Costolo ha sfatato qualche mito che correva in sala durante i precedenti interventi, come per esempio la necessità di produrre business plan dettagliati per una startup web 2.0, perché oggi non li legge più nessuno.

Costolo è andato oltre, spiegando come se da un lato è vero che non occorrano ingenti investimenti per far partire una startup, i soldi serviranno presto se l’interesse è di farla crescere e di sfruttare le opportunità che si presentano.

Ma la cosa che mi ha colpito di più, che mai avrei pensato di sentire per bocca di un americano, è l’affermazione secondo cui è meglio assumere persone competenti, ma non con competenze specifiche, così da reagire ai (frequenti) mutamenti di mercato. Una cosa a cui forse siamo abituati in Italia, ma non così tanto all’estero: basta vedere le posizioni aperte per esempio da Google, per rendersi conto della specificità delle figure ricercate.

Le Dolomiti in Google Earth

Confronto tra prima e dopoDi tanto in tanto lancio Google Earth per farmi un giro tra i posti che ho visitato e quelli che mi piacerebbe visitare.

Google Earth è un programma (distribuito gratuitamente da google) che costituisce un vero e proprio mappamondo virtuale: è possibile volare da un luogo all’altro della terra, zoomare e inclinare il punto di vista, proprio come se stessimo sorvolando il nostro pianeta.

La superficie di questo mappamondo è ricoperta di foto satellitari, che ci permettono di vedere le strade, i campi e i centri abitati.

Ovviamente il livello di dettaglio non è ovunque lo stesso e se a Las Vegas è possibile scorgere la gente in piscina, in tanti altri luoghi si stenta a riconoscere le case. La zona dove abito, purtroppo, apparteneva a questa seconda categoria e ormai temevo che sarebbe sempre rimasta così.. ma qualche giorno fa la sorpresa!

Apro Google Earth, per caso “volo” su Belluno e immediatamente mi accorgo che il dettaglio è cambiato e che ora si riescono a distinguere le strade, le case e persino il sentiero sul monte Serva, sul quale amo andare a camminare.

Decisamente entusiasta del miglioramento, comincio a riflettere e mi chiedo: che abbia a che fare con la recente visita del Papa a Lorenzago di Cadore questo “miracolo” di Google?

Scrivere per un blog aziendale

Parte il blog di Netech. Con tanta, tanta eccitazione per questo nuovo progetto che ci vede - tutti - coinvolti. Ma anche, perché nasconderlo, con un po’ di paura.

Perché scrivere per un blog aziendale è diverso dal pubblicare nel sito personale, dove le regole non ci sono, o quasi. In un blog aziendale si richiede un po’ più di responsabilità e anche un po’ di esperienza. Solo la passione non cambia.

E questo a volte non basta. Perfino chi su internet la fa da padrone qualche volta inciampa.

E’ il caso del blog health advertising di Google in cui uno degli autori, Lauren Turner, ha criticato Sicko, l’ultimo film di Michael Moore. Turner afferma che il film di Moore attacca l’industria farmaceutica grazie a storie limite di malasanità e presentando un mondo guidato dagli interessi e dal business.

Queste affermazioni, in un blog aziendale, sono pericolose. Perché in questo contesto le opinioni personali sono lette come posizioni dell’intera azienda, come se tutta Google si scagliasse contro il film di Moore.

Se questo succede a Google, dove ogni singolo intervento viene attentamente vagliato e approvato, qualche imprecisione scapperà sicuramente anche a noi. L’importante, come recita la copertina della Guida galattica per autostoppisti, è “non farsi prendere dal panico”.